Il computer non è una console

L’altro giorno ho creato una piccola web app: un block-notes digitale.
L’ho pensato per scrivere velocemente e senza distrazioni, con pochi strumenti che fanno esattamente quello che serve per tenere in ordine appunti e idee. Permette di gestire più documenti, organizzarli in semplici gerarchie, salvare automaticamente tutto in locale e funziona interamente in un singolo file HTML che si può tenere sull’hard disk (non serve neppure internet): basta richiamarlo da un comodo bookmark del browser e si apre con tutti i dati già caricati.
Realizzare strumenti per uso personale è al momento per me il modo più soddisfacente che ho di usare l’intelligenza artificiale.
Prima di questo blocco note avevo già creato una start page per organizzare i bookmark tramite tag, qualche bookmarklet per archiviare al volo pagine da leggere più tardi, un’estensione per Chrome che aggiunge controlli video ai Reel di Instagram e un plugin per WordPress per gestire newsletter e iscrizioni
Mi piace costruire strumenti che risolvano un’esigenza concreta, in fondo è una cosa che ho sempre fatto: quaderni, strumenti da disegno, tele, attrezzi per lavorare il legno, mobili, piccoli tool digitali. L’intelligenza artificiale, da questo punto di vista, è diventata un ottimo compagno di laboratorio: rende molto più semplice trasformare un’idea in un oggetto utile.
Oggi, però, è successa una cosa che mi ha colpito: Instagram ha subito un aggiornamento e la mia estensione ha smesso di funzionare. L’ho sistemata in tre minuti, ma quest’episodio mi ha fatto riflettere sul fatto che un mio strumento aveva avuto bisogno di un intervento che non avevo deciso di dover fare.
Negli ultimi anni abbiamo delegato sempre più cose a servizi online. Da una parte è una comodità enorme: quasi tutto è disponibile con un abbonamento e a costi contenuti. Dall’altra, però, stiamo rinunciando a qualcosa. Ai nostri dati, alla nostra privacy e, in parte, anche al controllo degli strumenti che utilizziamo ogni giorno. Un servizio può cambiare, chiudere, rimuovere una funzione o decidere cosa possiamo fare e cosa no e non è un caso se ultimamente sento parlare sempre più spesso di homelab e piccoli server domestici: è il tentativo di riportare almeno una parte di quel controllo nelle proprie mani.
Effettivamente anche questo portfolio e questo blog sono nati per lo stesso motivo: avere uno spazio completamente sotto il mio controllo.
Forse è anche per questo che mi diverte così tanto costruire questi piccoli strumenti. Non perché manchino alternative, ma perché sono miei, fanno esattamente quello che mi serve e perché so che se avranno bisogno di modifiche sarà perchè sono stato io a deciderlo. Ricordiamoci sempre che un computer (per ora) non è un sistema chiuso come una console. In un’epoca in cui il software è sempre più un servizio e sempre meno un oggetto, questa mi sembra una forma di libertà che vale la pena coltivare.